mercoledì 19 dicembre 2007

SPECIALE BLACK SNAKE MOAN


Un viaggio nel mondo del Blues attraverso le note di Son House...

You know, love's a hard ol' fall, make you do things you don't wanna do. Love sometimes make you feel sad and blue...


Ovvero "Sai,l'amore è come un duro colpaccio,ti fa fare cose che non vorresti fare. L'amore a volte ti fa sentire triste e disperato”. Parole di Son House che,chitarra in mano, apre su un filmato di repertorio Black Snake Moan con le basi della dottrina del dirty southern blues, il sound malinconico di coloro che vivono oppressi dalla povertà e dagli strazi del cuore. Quando niente è rimasto se non un lamento triste e una preghiera al Signore tutta la disperazione si trasforma in musica . Craig Brewer aveva cominciato la sua trilogia musicale con il fortunato Hustle & Flow,ambientato nel degradato ambiente dei reietti del ghetto di Memphis,tra un magnaccia che vuol diventare un rapper di successo e un gruppo di puttane senza speranza; la proseguirà con Maggie Lynn,dedicato al genere country. Per i territori sudaticci di Black Snake Moan (titolo mutuato da un pezzo di Blind Lemon Jefferson) non poteva che affidarsi alle ruvide e assolate piantagioni del Sud del Tennessee dove la comunità nera si riunisce in chiesa a cantare e sputare per terra e la massima aspirazione delle ragazze è farsi palpare il culo alla festa del liceo. Qui vive Lazarus,abbandonato dalla moglie,troppo in colpa per essere innocente,troppo vecchio per ricominciare,troppo solo per resistere al dolore. Qui (soprav)vive Rae,che aspetta il suo boyfriend partito in Afghanistan,in compagnia del suo "piccolo" problema di ninfomania,regalo lasciatole dal patrigno che abusava di lei. Anche Rae è sola e per questo cadrà,talmente in basso da rischiarci la pelle,fino a quando non la raccoglierà da terra Laz e troverà in lei il cammino per redimersi dal suo peccato.

Mmm, mmm, black snake crawlin' in my room


Leggenda vuole che Brewer non fosse per nulla convinto di dare la parte a Christina Ricci,la quale si era talmente innamorata del ruolo da affermare di voler lasciare la recitazione se non l'avesse ottenuto. Craig vedeva in Rae la semplice e stupidotta ragazza del sud modello Daisy Mae dei fumetti di Lil’ Abner,quindi rozza,mezza nuda e completamente svaporata,un personaggio che strideva con l'immagine di sofisticata dark lady dell'attrice californiana. A quanto pare però lei ha saputo conquistarsi i (pochi) panni di Rae tanto che si racconta di un provino eccezionale ed incredibilmente emotivo. Pochi giorni dopo Craig Brewer incontrò Christina in un bar e le regalò una scatola che conteneva la catena argentata che l'attrice avrebbe indossato durante il film. Un tributo alla sua devozione per la parte. Non ci sono dubbi ,la scelta fu azzeccata. Rae è modellata sulla Bambola di Carne di Elia Kazan ma, alle peccaminose fattezze post-adolescenziali di Carroll Baker aggiunge una natura insanamente selvatica tale da far pulsare le tempie. E' sicuramente il ruolo più intenso nella carriera di Christina Ricci che è tranquillamente comparabile alla Jennifer Jason Leigh di Ultima Fermata Brooklyn, parimenti devastata dalla vita ma anche pericolosamente sexy. Un pezzo di carne bollente ripetutamente abusato e ridotto ad un fuscello tremolante che implora tra gli spasmi di essere penetrato. E' una dicotomia disturbante quella che porta Rae sullo schermo: un irresistibile oggetto di desiderio in una mise sboccata e lasciva ridotta ad uno straccetto ed un paio di mutandine che trasmette una profonda amarezza per le continue umiliazioni,implicite ed esplicite,da cui è vessata. E' lei il Black Snake Moan del titolo,il "lamento del serpente nero" che la possiede come una tarantolata quando gli incubi ritornano sotto forma di frenesia sessuale:un graffiante e stridulo orgasmo doloroso.

Ah, hush, thought I heard her call my name
If it wasn't so loud and so nice and plain

Nella sua pur breve carriera cinematografica Brewer non ha mai nascosto una sincera passione per la cultura afro-americana(ma il ragazzo è bianco come i palmi di tutte le mani del mondo),non a caso dietro i suoi film c'è anche John Singleton.
Soprattutto la musica nera sembra fornirgli un grande trasporto tanto che ,al di là del tema trattato,Hustle & Flow vantava la presenza di Isaac Hayes,una delle menti funky degli anni '70 oltre che icona blaxploitation soprattutto per quel gioiello che è Truck Turner, come padrino di battesimo(almeno nel mainstream visto che Craig ha all'attivo anche il piccolo Poor & Hungry). Per il ruolo del vecchio bluesman dal cuore spezzato,Laz,la scelta era di lusso:accettano il ruolo sia Morgan Freeman che Samuel L. Jackson. Se il primo era più portato per via del physique du role,”Da Man” aveva dalla sua una storia artistica che non lasciava dubbi. Un personaggio di colore di umile estrazione sociale con una grande fede religiosa,una missione di redenzione e dottrina ed una inamovibile determinazione:vengono in mente Jules di Pulp Fiction,Elijah di Unbreakable ,Mr Garfield di 187 ed una infinità di ruoli affidati sempre allo stesso uomo che non fanno meravigliare se la produzione abbia spinto in una determinata direzione. Quella di Lazarus è una parte quasi biblica,intrisa di cultura conservatrice arcaica,profondamente religiosa come è la mentalità sudista che si incarna allo stesso modo in cui si esprimono i temi classici del blues rurale ed in fondo anche questa pellicola. Da idolo popolare quale è,Samuel Jackson non ha avuto problemi a immedesimarsi in uno stereotipo culturale,conferendogli spessore, arrivando a cantare con la sua voce i pezzi del film. Così,come in una continua ballata,i dialoghi retoricamente altisonanti sembrano semplicemente testi di una lunga piece spiritual di cui le immagini sono il caldo assolo.

You know, I cried last night and all the night before Gotta change my way a livin', so I don't have to cry no more

C'è chi si potrà chiedere come un film con tali elementi exploitation,tra cui una donna mezza nuda tenuta incatenata da un vecchio musicista nero fanatico religioso,possa viaggiare su binari così accomodanti ed atterrare su un terreno più soffice di quello che si poteva presumere. Basta riflettere sul fatto che Black Snake Moan è una blues ballad che,come tutte,poggia su concetti semplici ed universali. Quindi racconta di qualcuno che ama intensamente e ne soffre nonostante tutto,di qualcuno che cerca la redenzione ad ogni costo attraverso azioni opinabili,di qualcuno che trova la salvezza tra le braccia di chi detiene le proprie radici,di qualcuno che continuerà a soffrire ma,alla fine,è più forte perchè sa di non essere più solo. You know, love's a hard ol' fall, make you do things you don't wanna do. Love sometimes make you feel sad and blue...

di Gianluigi Perrone
Soundtrack di Son House e Blind Lemon Jefferson