Il segmento del buon Tarantino, a differenza del precedente, si può dire rispecchi l’animo opposto del filone grindhouse. Mentre il primo segue quello stile tipico del mettere tutto di fronte alla telecamera, sia di qualità o meno, riuscito o non riuscito che sia, il Quentin si dedica a quei prodotti di bassa categoria i quali mostravano molto poco, non avendo mezzi per farlo, e quindi si soffermavano in lunghi discorsi, spesso descrivendo quello che non si aveva la possibilità di girare e mettere in pellicola. E’ risaputo che il regista di Knoxville è abile per quanto riguarda i dialoghi, ha un talento innato nel gestire delle semplici chiacchere con un brio e una verve che lo rendono unico al mondo. Oltre al molto parlare, quello che non manca in questo Death Proof è la quantità enorme di donne, bellezze mozzafiato sono in “passerella” dal primo all’ultimo secondo e tenetevi forte quando entra in scena Rosario Dawson, anzi, tenetevi strette le coronarie. Il film inizia con un’ inquadratura di piedi femminili, nudi, sbarazzini, quasi a ricordare il debole del regista per gli arti inferiori e mentre osserviamo le eccitanti dieci dita siamo già all’interno di un dialogo, arguto o stupido che sia e di qualsiasi argomento si tratti, l’occhio di Tarantino da il suo tocco personale e le inquadrature si sposano alla perfezione rendendo l’abitacolo di una semplice automobile, o un semplice bar di periferia, un teatro che cattura la più completa attenzione. Il regista ovviamente continua a regalarci citazioni tipiche nella sua filmografia in maniera sempre più arguta e bizzarra. Ci ricorda i film che apprezza attraverso i dialoghi stessi, come nel caso di VANISHING POINT, oppure con dei poster negli ambienti del film, come nel caso di PARANOIA e di SOLDATO BLU per citarne due. Nel bar si vedrà appesa al muro anche la canotta che indossava Kurt Russell in GROSSO GUAIO A CHINATOWN. L’omaggio più divertente è forse però quello a CONVOY di Sam Peckinpah, in cui il protagonista si chiama RUBBER DUCK e reca come stemma sul cofano del camion un’anatra di gomma identica a quella in metallo che lo stuntman Kurt Russel reca nel cofano della sua auto ultra elaborata, la death Proof appunto. L’ex stuntman è il cattivo e protagonista della situazione, quasi a sottolineare come ai bei tempi andati erano persone in carne ed ossa a farsi il culo nelle scene d’azione e non della fredda computer grafica, non a caso tra le fanciulle c’è anche Zoe Bell, nota stuntwoman dalle belle forme, che interpreta se stessa. Verso gli ultimi secondi del film, gli amanti del cinema di Russ Meyer stiano in campana perché saranno di fronte a una vera e propria dichiarazione d’amore da parte di Quentin Tarantino nei confronti del compianto re dei Nudies. Anche la trama di questo film è piuttosto banale, forse in misura maggiore rispetto a quella messa in scena da Rodriguez, anche perché questo segmento è stato tagliato in fase di montaggio dal regista con l’accetta, anch’essa cosa tipica della confusione e mancanza di ambizione in cui venivano girati i grindhouse e Tarantino si è divertito nel reinterpretarli il più possibile. Kurt Russell interpreta Stuntman Mike come accennavamo prima, un losco figuro dal passato ignoto, che si diverte ad importunare e spaventare giovani fanciulle a bordo del suo bolide dopo averle fotografate di nascosto, inseguimenti che ammiccano a film come DUEL e LA MACCHINA NERA. Kurt Russell è una sorta di lupo cattivo che gioca con le bellezze che trova sulla sua strada, e lasciatemelo ripetere all’infinito, le ragazze che mette in campo Tarantino sono letteralmente mozzafiato! Tornando alla trama Stuntman Mike, così si fa chiamare, incontra delle signorine a cui starà stretta la parte delle vittime… Come potete vedere la trama si riassume in due parole, ma questo non significa che Death Proof sia una delusione, anzi, è lodevole come con praticamente nulla l’attenzione rimanga ai massimi livelli, questo segmento si incastona perfettamente a quello di Rodriguez creando una panoramica onnicomprensiva di quello che erano i film ripresi dal titolo stesso. Tarantino confeziona la sua parte in maniera tecnicamente perfetta e dando mostra ancora una volta del suo genio. Considerando l’episodio in Europa uscirà da solo potrebbe risultare un po’ debole, ma il regista ha già annunciato che il suo Death Proof circolando solo sarà forte di una versione di non pochi minuti più estesa andando a ripescare dal secchio degli scarti. Divertimento assicurato!
I FAKE TRAILER

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In pieno stile double feature all’inizio di entrambi i film possiamo gustare dei trailer finti che sono uno più eccezionale dell’altro. Si parte con MACHETE girato dallo stesso Robert Rodriguez, un delirio di ultraviolenza e vendetta con protagonista il roboante Danny Trejo. Se ne vedono di tutti i colori in pochi secondi, esplosioni, omicidi, sesso e armi di ogni tipo. Anche qui si sprecano le citazioni, si passa da CABAL a TERMINATOR II nel giro di pochissimi secondi per citarne due. Ci si ritrova con le bave alla bocca e speranzosi che qualcuno giri un film partendo dal trailer, cosa che per MACHETE è stata annunciata anche se non ufficialmente..Il grande Rob Zombie, dalla folgorante carriera cinematografica esplosa di recente, confeziona un trailer assurdo, situabile nel sottogenere nazi porno, dove le caratteristiche essenziali sono il nudo, esperimenti nei campi di sterminio e spesso delle sferzate di soprannaturale. Già il titolo è tutto un programma, WEREWOLF WOMEN OF THE S.S., vedremo la dolce consorte di mister Zombie intenta in una dimostrazione di bel canto ricordandoci il suo ruolo canoro in LA CASA DEI MILLE CORPI. Ci viene gettata in faccia un’accozzaglia di scene violente, di esperimenti, ustioni, vittime torturate che urlano disperate e a intervalli regolari l’apparizione del licantropo che sparge del piombo con un mitra. Geniale il recuperare la stessa scena del licantropo, o licantropessa, di continuo per simulare la mancanza di altre inquadrature valide, e il ripetere continuamente il titolo del film, caratteristica di questo genere di trailer. Rob Zombie non contento alla fine mostra il personaggio di Fu Manchù, inutile chiedersene il motivo, ma la cosa assurda ed esaltante è che a interpretarlo è uno schizzatissimo Nicolas Cage!! Edgar Wright, il regista dei bellissimi L’ALBA DEI MORTI DEMENTI e HOT FUZZ, confeziona il trailer più comico in assoluto, una serie di omicidi, impiccagioni e accoltellate che fanno morire dal ridere rendendo grotteschi i cliché tipici dei thriller-horror anni ’70. Il titolo DON’T viene ripetuto di continuo dall’inizio alla fine e le risate non si possono trattenere. Eli Roth dirige uno dei trailer migliori, THANKSGIVING, che presenta le gesta di un serial killer ossessionato dalla decapitazione e dai tacchini tipici del giorno del ringraziamento. Una summa dello slasher più becero con una fiera di luoghi comuni amplificati in salsa sexy.
di Davide Casale